La luce oltre il mare, il coraggio di ricominciare: la storia di Bridget

Ci sono momenti in cui la vita ti mette davanti a prove grandi quando sei ancora molto piccola. Per Bridget, 27 anni e originaria della Nigeria, la strada è stata in salita fin dall'inizio: ha perso la mamma ad appena sei anni e, poco dopo, è venuto a mancare anche il suo papà. Cresciuta senza la possibilità di andare a scuola o di fare progetti, ha deciso di partire per la Libia sperando di trovare un lavoro e un futuro migliore. Davanti alle difficoltà incontrate lungo la strada, ha capito che l'unica scelta per stare bene era rimettersi in viaggio verso l'Italia. Nel dicembre del 2023, dopo due giorni di navigazione difficili e tanta paura a bordo di un gommone sotto la pioggia, Bridget è sbarcata a Lampedusa.

Le persone sul gommone hanno iniziato a gridare che eravamo arrivati e ho visto la luce dell'isola. In quel momento ho capito che eravamo salvi ed è stata una gioia immensa.

Oggi, la sua nuova partenza passa attraverso i libri, la lingua italiana e la conquista di una bellissima indipendenza all'interno della nostra comunità in Puglia. Bridget si impegna ogni giorno con il sorriso: sta studiando per prendere il diploma di terza media e sta frequentando un corso per diventare operatrice socio-assistenziale. Tra i banchi di scuola non sta solo costruendo il suo futuro lavorativo, ma sta superando pian piano la timidezza e le paure del passato, imparando a fidarsi di nuovo delle persone.

Nel calore della comunità, Bridget ha trovato relazioni strette e sincere, come l'amicizia con la signora Albina, che l'ha accolta con affetto profondo, accompagnandola alla scoperta delle cose semplici e belle della vita, come una parola di incoraggiamento o una passeggiata in riva al mare. Se guarda al domani, Bridget vede una vita serena, un lavoro stabile, un marito e dei bambini a cui trasmettere tutto l'amore del mondo, forte di una certezza che vuole regalare a tutti noi:

Essere liberi significa poter fare quello che desideri davvero per te stessa e per il tuo sogno, e non quello che ti dicono di fare gli altri. Io sono ripartita.

Vestirsi di vita ed eleganza: la storia di Vittoria

Ci sono donne che non smettono mai di brillare, a prescindere dall'età o dalle sfide che la vita mette loro davanti. Vittoria ha quasi 77 anni, un'energia contagiosa e una franchezza che conquista al primo sguardo. Eppure, prima di varcare la soglia del Centro Diurno Villa Nappi, la sua quotidianità stava diventando un rifugio troppo stretto.

Dopo una vita trascorsa intensamente nel mondo del commercio a Trani, la solitudine della casa e la paura di scivolare nella depressione avevano iniziato a spegnere i suoi giorni. Passava il tempo bloccata davanti alla televisione, trascurando se stessa. Quando suo figlio e sua figlia le hanno proposto il centro diurno, la reazione di Vittoria è stata un netto rifiuto: «Pensavo che fosse una casa di riposo, che mi volessero rinchiudere lì per sempre».

Ma i pregiudizi, si sa, svaniscono di fronte alla bellezza della condivisione. Il primo impatto non è stato facile, ma è bastato poco per far cambiare idea a Vittoria. A Villa Nappi ha scoperto un mondo fatto di sguardi accoglienti, stimoli e, soprattutto, di nuove e profonde amicizie. Come quella nata spontaneamente con la signora Rosa, con cui scambia piccoli regali, poesie e chiacchiere quotidiane.

Grazie alle attività cognitive e alla ginnastica guidata dagli operatori, Vittoria ha ottenuto piccoli, grandi miracoli quotidiani:

Prima non camminavo quasi più, e invece adesso, grazie alla ginnastica e alle attività, cammino benissimo. Per me è un vantaggio enorme. La mente non se n'è andata, grazie a Dio, e qui la teniamo sempre in allenamento per non dimenticare le cose.

Ma la vera e propria rinascita di Vittoria si vede nei dettagli. Spinta dalle letture dell'oroscopo e specchiandosi nelle sue nuove amiche, Vittoria ha ricominciato a prendersi cura di sé con orgoglio. Ha rispolverato le sue amate collane, gli orecchini, ha ricominciato a truccarsi e a curare il proprio look con uno stile classico ed elegante.

Voglio essere attraente. Quando mi guardo allo specchio ora mi vedo bene, mi sento realizzata. Sentirsi fare un complimento fa sempre piacere.

Oggi i suoi figli sono felici e sereni nel vederla così radiosa. Tra le risate, i piccoli battibecchi a tavola (perché il cibo del centro è buono, ma a Vittoria piace mangiare da sola e a modo suo!) e i sorrisi condivisi con l'operatrice Francesca, la sua giornata vola via in un soffio.

Per Vittoria, Villa Nappi è stato un nuovo inizio. Un luogo dove l'età diventa solo un numero e dove la cura di sé e l'unione familiare rimangono i tesori più grandi da custodire.

La terra, il tempo lento e la cura: la storia di Francesco

Ci sono momenti in cui la vita corre troppo veloce, così tanto da farti perdere i pezzi, i punti di riferimento, te stesso. Per Francesco, 38 anni e un passato da architetto tra le strade di Berlino e quelle di Bari, quel ritmo frenetico si è trasformato in un labirinto di dipendenza e depressione. Fino a quando non si è trovato davanti a un bivio: continuare a perdersi o fermarsi a chiedere aiuto.

Francesco ha scelto la seconda via, e ha varcato la soglia della nostra Comunità CASA, dove ogni giorno aiutiamo persone fragili che affrontano il problema della dipendenza.

Ripartire vuol dire fermarsi. Capire cosa c'è che non va, andare a disinfettare quella ferita che non si è ancora cicatrizzata e capire perché.

Oggi, la sua rinascita passa attraverso il suo impegno di ogni giorno: coltivare la terra. La sveglia suona presto per lui, alle 5:30, per essere nell'orto alle 6:00, prima che il sole estivo diventi troppo forte. Tra i filari, Francesco non impara solo i ritmi della natura attraverso l'ergoterapia, ma riscopre i propri. Francesco sta imparando ad aspettare, a guardare da vicino i propri meccanismi emotivi e, soprattutto, a commuoversi di nuovo.

Nel silenzio della comunità, dove il tempo scorre lento e segue il ritmo del sole, Francesco sta pian piano ritrovando quel bambino che sognava di fare la rockstar: un bambino pieno di entusiasmo per le cose nuove, che per troppo tempo era rimasto nascosto sotto strati di disillusione.

Non sa ancora cosa gli riserverà il futuro – per scaramanzia preferisce custodire i suoi sogni – ma oggi Francesco cammina a testa alta, con una consapevolezza che stringe il cuore e che vuole regalare a tutti noi:

Non serve avere una dipendenza per prendersi cura di sé. Viviamo in un mondo in cui siamo tutti esauriti, tutti in burnout. Prendiamoci cura di noi.

L’amore è la sicurezza e la pace: la storia di Mory

Ci sono viaggi che quando sei giovani dovresti fare per avventura e non per salvarti. Non è quello che è accaduto a Mory. Quando la guerra è arrivata in Guinea nel 2020, distruggendo case e portando via i suoi più cari affetti, Mory si è trovato davanti a un'unica certezza: rimanere significava non essere al sicuro.

Il suo viaggio lo ha portato ad attraversare il Mali, l'Algeria e la Tunisia, affrontando il deserto e il mare, vedendo amici e compagni di viaggio perdersi lungo la strada. Un percorso doloroso, difficile anche solo da raccontare, che il 14 febbraio 2022 lo ha condotto fino a Lampedusa.

Mory ha 34 anni, una laurea in sociologia nel suo paese d'origine e una grande anima. Dopo alterne vicende lavorative e la fatica costante legata alla precarietà dei documenti, Mory ha trovato ora una nuova via.

Quando ho lasciato il lavoro ero senza un posto dove dormire, senza documenti certi. Alcuni amici mi hanno parlato della Comunità Oasi. Lì mi hanno accolto, mi hanno ascoltato e mi hanno dato la possibilità di rimettermi in gioco.

Oggi Mory vive a Corato, parla l'italiano imparato in questi tre anni, ha completato percorsi di formazione in ambito digitale, informatico e di segretariato, e lavora come magazziniere. I suoi colleghi e amici ormai lo chiamano affettuosamente «Maurizio» per dargli un nome italiano, anche se lui sorride e ricorda che per i suoi genitori, che purtroppo non ci sono più, lui resterà sempre Mory.

La sua è una storia di profonda gratitudine, ma anche di speranza per il futuro. Quando gli si chiede cosa sia l'amore, Mory offre una risposta che fa riflettere:

Per me l'amore è uguale alla sicurezza. Quando non c'è sicurezza e non c'è pace, non si può conoscere davvero l'amore. L'amore va di pari passo con la pace.

Dopo aver vissuto ogni giorno a contatto con la guerra, la pace è per Mory l'unica speranza.

Il suo sogno più grande oggi è ottenere i documenti definitivi per poter costruire una vita stabile, una casa, e in futuro diventare un papà. Un papà speciale, capace di ascoltare i propri figli senza che debbano mai avere paura, come ne ha avuta lui. E, nel suo piccolo, Mory vorrebbe poter fare quello che l'organizzazione ha fatto per lui: aiutare gli altri.

Per Mory, ripartire non significa cancellare il passato, ma farne tesoro:

Ripartire non vuol dire ricominciare da capo, ma prendere l'esperienza di tutto quello che abbiamo vissuto e andare avanti con coraggio e perseveranza. Perché la vita senza difficoltà non sarebbe vita, e io ripartirò ogni volta, fino alla fine.

Il peso della malattia: la storia di Giuseppe e mamma Lina

La malattia non colpisce mai una persona sola ma inevitabilmente, stravolge e ridisegna la vita di un'intera famiglia. Lo sa bene Giuseppe, che da oltre quattordici anni accompagna sua madre, Lina, in un lungo e complesso viaggio attraverso l'Alzheimer.

Lina, che oggi ha quasi 92 anni, è sempre stata una donna dal carattere forte e determinato. Nella sua vita faceva la sarta, una professione vissuta con passione e maestria, creando splendidi abiti da sposa artigianali direttamente nella sua casa a Trani. Quando i primi sintomi della malattia iniziano a presentarsi, intorno al 2008, la quotidianità si è improvvisamente frammentata in piccoli smarrimenti, dimenticanze e momenti di profonda ansia.

Per Giuseppe e suo padre, l'impatto è stato devastante. La dedizione verso la cura di Lina era totale, tanto da assorbire ogni energia e compromettere persino il lavoro. Poi, nel 2012, la svolta: la scoperta del Centro Diurno Villa Nappi attraverso un semplice volantino trovato in farmacia.

Affidare una madre con quel tipo di problemi a una struttura e a persone che non conosci all'inizio fa paura, i dubbi erano tantissimi. Ma poi è stato un percorso in discesa. Siamo cresciuti insieme nel gestire la malattia.

Villa Nappi è diventata una vera e propria boccata d'ossigeno. Lì, gli operatori hanno saputo accogliere Lina partendo dalla sua storia, stimolandola attraverso le cose che amava, come il contatto con i tessuti, il cucito o la preparazione delle cartellate a Natale. Nel tempo, Giuseppe ha visto sua madre raggiungere un nuovo equilibrio, condividendo passi e sguardi sereni con gli altri ospiti del centro.

Con la malattia di mamma ho riacquistato il mio tempo. Ho capito che non devo relazionarmi con lei secondo i miei ritmi, ma secondo i suoi. Se continuiamo a ragionare come persone «normali», sbagliamo. Per non avere problemi, dobbiamo imparare a entrare nella loro realtà, nel loro mondo.

Oggi Lina si trova in uno stadio avanzato della malattia, non parla più ed è su una sedia a rotelle. Ma Giuseppe porta dentro di sé l'immagine più bella e autentica di questi anni: il ricordo del loro camminare insieme. Quel percorrere chilometri per le strade di Trani, seguendola un passo più indietro quando era arrabbiata, ma sempre restando lì, presente. Una ricerca costante di quei luoghi cari e di quei frammenti che solo la memoria del cuore sa custodire.

La forza di ricominciare da sé: la storia di Fofana

Alcuni sorrisi nascondono un coraggio immenso. Quello di Fofana Safiatou è uno di questi. Safiatou ha 39 anni e viene dalla Costa d'Avorio, un paese che ha dovuto lasciare per sfuggire a un destino che altri avevano scritto per lei: un matrimonio forzato, un legame imposto senza il suo consenso.

Di fronte alla scelta di rinunciare alla propria libertà, Fofana ha trovato la forza di dire no e di mettersi in viaggio, affrontando le fatiche di un cammino incerto pur di riprendere in mano la propria vita. Da due anni e sette mesi l'Italia è diventata il suo nuovo inizio.

Grazie al supporto delle operatrici e degli operatori di Comunità Oasi, Safiatou ha potuto fare qualcosa che nel suo paese non era mai stato possibile: andare a scuola.

Quando sono arrivata, la prima cosa che hanno fatto è stata andare a scuola. Nel mio paese non c'ero mai andata. Mi hanno dato una casa dove dormire, mi sostengono per la spesa e per i vestiti. Sono stati davvero tanto gentili con me, si prendono cura di noi e ci aiutano a diventare ciò che possiamo essere.

Oggi Safiatou si sente finalmente libera e serena. Comprende bene l'italiano, anche se a volte la stanca ancora un po' parlarlo, ma non smette di sorridere e di impegnarsi. Il suo desiderio più grande per il futuro è semplice quanto profondo: continuare a studiare la lingua e, soprattutto, spendere la sua vita per gli altri. Ha già frequentato un corso come badante ed è pronta a donare il calore che ha ricevuto:

Il mio desiderio è continuare a studiare l'italiano. E da grande, il mio sogno è occuparmi delle persone, prendermi cura degli anziani.

La sua storia ci ricorda che ripartire non significa solo cambiare paese, ma significa soprattutto avere l'opportunità di scoprire il proprio valore e poter scegliere, ogni giorno, chi voler essere.