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Il peso della malattia: la storia di Giuseppe e mamma Lina

Storie 16 Luglio 2026

La malattia non colpisce mai una persona sola ma inevitabilmente, stravolge e ridisegna la vita di un'intera famiglia. Lo sa bene Giuseppe, che da oltre quattordici anni accompagna sua madre, Lina, in un lungo e complesso viaggio attraverso l'Alzheimer.

Lina, che oggi ha quasi 92 anni, è sempre stata una donna dal carattere forte e determinato. Nella sua vita faceva la sarta, una professione vissuta con passione e maestria, creando splendidi abiti da sposa artigianali direttamente nella sua casa a Trani. Quando i primi sintomi della malattia iniziano a presentarsi, intorno al 2008, la quotidianità si è improvvisamente frammentata in piccoli smarrimenti, dimenticanze e momenti di profonda ansia.

Per Giuseppe e suo padre, l'impatto è stato devastante. La dedizione verso la cura di Lina era totale, tanto da assorbire ogni energia e compromettere persino il lavoro. Poi, nel 2012, la svolta: la scoperta del Centro Diurno Villa Nappi attraverso un semplice volantino trovato in farmacia.

Affidare una madre con quel tipo di problemi a una struttura e a persone che non conosci all'inizio fa paura, i dubbi erano tantissimi. Ma poi è stato un percorso in discesa. Siamo cresciuti insieme nel gestire la malattia.

Villa Nappi è diventata una vera e propria boccata d'ossigeno. Lì, gli operatori hanno saputo accogliere Lina partendo dalla sua storia, stimolandola attraverso le cose che amava, come il contatto con i tessuti, il cucito o la preparazione delle cartellate a Natale. Nel tempo, Giuseppe ha visto sua madre raggiungere un nuovo equilibrio, condividendo passi e sguardi sereni con gli altri ospiti del centro.

Con la malattia di mamma ho riacquistato il mio tempo. Ho capito che non devo relazionarmi con lei secondo i miei ritmi, ma secondo i suoi. Se continuiamo a ragionare come persone «normali», sbagliamo. Per non avere problemi, dobbiamo imparare a entrare nella loro realtà, nel loro mondo.

Oggi Lina si trova in uno stadio avanzato della malattia, non parla più ed è su una sedia a rotelle. Ma Giuseppe porta dentro di sé l'immagine più bella e autentica di questi anni: il ricordo del loro camminare insieme. Quel percorrere chilometri per le strade di Trani, seguendola un passo più indietro quando era arrabbiata, ma sempre restando lì, presente. Una ricerca costante di quei luoghi cari e di quei frammenti che solo la memoria del cuore sa custodire.