Ci sono momenti in cui la vita corre troppo veloce, così tanto da farti perdere i pezzi, i punti di riferimento, te stesso. Per Francesco, 38 anni e un passato da architetto tra le strade di Berlino e quelle di Bari, quel ritmo frenetico si è trasformato in un labirinto di dipendenza e depressione. Fino a quando non si è trovato davanti a un bivio: continuare a perdersi o fermarsi a chiedere aiuto.
Francesco ha scelto la seconda via, e ha varcato la soglia della nostra Comunità CASA, dove ogni giorno aiutiamo persone fragili che affrontano il problema della dipendenza.
Ripartire vuol dire fermarsi. Capire cosa c'è che non va, andare a disinfettare quella ferita che non si è ancora cicatrizzata e capire perché.
Oggi, la sua rinascita passa attraverso il suo impegno di ogni giorno: coltivare la terra. La sveglia suona presto per lui, alle 5:30, per essere nell'orto alle 6:00, prima che il sole estivo diventi troppo forte. Tra i filari, Francesco non impara solo i ritmi della natura attraverso l'ergoterapia, ma riscopre i propri. Francesco sta imparando ad aspettare, a guardare da vicino i propri meccanismi emotivi e, soprattutto, a commuoversi di nuovo.
Nel silenzio della comunità, dove il tempo scorre lento e segue il ritmo del sole, Francesco sta pian piano ritrovando quel bambino che sognava di fare la rockstar: un bambino pieno di entusiasmo per le cose nuove, che per troppo tempo era rimasto nascosto sotto strati di disillusione.
Non sa ancora cosa gli riserverà il futuro – per scaramanzia preferisce custodire i suoi sogni – ma oggi Francesco cammina a testa alta, con una consapevolezza che stringe il cuore e che vuole regalare a tutti noi:
Non serve avere una dipendenza per prendersi cura di sé. Viviamo in un mondo in cui siamo tutti esauriti, tutti in burnout. Prendiamoci cura di noi.